Associazione cinofila sportiva - addestramento cani

Obedience significa armonia

di Maurizio Romanoni ( che ringraziamo moltissimo per  aver gentilmente concesso l'uso dell'articolo pubblicato anche su I Nostri Cani )

obedience-MaurizioROMANONI.jpg (155678 byte)Il vero traguardo è raggiungerlo insieme al proprio cane ed avere un compagno incomparabile

Trovo che la traduzione letterale del termine sia assai fuorviante. Il verbo obbedire, infatti, rimanda all’idea di un soggetto che impartisce ordini e di un altro che li esegue; di chi comanda e di chi obbedisce. L’esistenza di un padrone e di un servo, di un essere superiore che detiene il potere e di un altro, inferiore, che gli soggiace. Niente di più estraneo al vero. Colui il quale approcciasse l’obedience con un simile spirito, non capirebbe mai quale distanza siderale lo divide, davvero, dall’”anima”, dalla profonda essenza di questa disciplina. Mi capita molto spesso, di spiegarne, con un piccolo esempio, il significato. Quando chiedo al mio cane di venire accanto a me, non glielo ordino, ma glielo concedo. La differenza è abissale e comporta antitetiche dinamiche e presupposti. Il concedergli di raggiungermi presuppone, infatti, un fortissimo desiderio di stare con me; desiderio, per qualche attimo, trattenuto nella richiesta di stare fermo, seduto, a terra o in piedi, in attesa del segnale di richiamo. In quel momento la “molla” che lo trattiene è compressa nell’attesa del segnale liberatorio. E, quando questo arriva, l’entusiasmo è grande e trova la sua realizzazione nell’attimo in cui i due elementi del binomio si congiungono. Com’è ovvio questa voglia di vicinanza, di contatto, non è né deve essere data per scontata. Il senso di gregarietà del cane nei confronti dell’uomo va coltivato con passione e con amore, nella continua ricerca della relazione. Se questo modo di sentire, di essere, di accostarsi non compare, allora non si sta praticando dell’obedience, ma si sta richiedendo della “semplice” obbedienza.

Nulla di più lontano. Praticando l’obedience, quella profonda, l’unica vera, si vede realizzato un fine oltre che etico – legame, amicizia, emozioni empatiche – altresì estetico, che consiste nella fusione armonica del cane con il suo conduttore. La camminata è quasi danzante, lo sguardo gioioso del cane rivolto verso l’alto, nella ricerca degli occhi del conduttore, l’esecuzione delle richieste rapida e scattante, tutta protesa a compiacerlo Balzerà all’occhio un altro aspetto non marginale: la perfetta armonia è percepibile sia quando il cane è vicino al suo conduttore, sia quando si trova sulla distanza. La strada per ottenere tutto ciò non è né breve né facile, ma proprio per questo è intensa e ricca di emozioni, perché chi ha capito l’essenza di questa disciplina non la vive soltanto come un percorso per raggiungere un risultato, bensì percorre questo cammino, traendo piacere dal percorso stesso. I giochi, il cibo, gli strumenti, pian piano vengono meno per lasciare spazio alla sola empatia, all’energia sottile che vibra e che unisce un buon conduttore al proprio cane. Sia ben chiaro. E’ un dato oggettivo che, come le persone, ogni cane sia diverso da un altro. Esistono poi delle caratteristiche che differenziano una razza da un’altra e, nell’ambito di ciascuna, siano ricompresi soggetti di diverso carattere e temperamento. Ho verificato, tuttavia, che, al di là delle innegabili differenze di razza vada, in ogni caso, seguita una strada peculiare per ciascun cane. Come in ogni relazione realmente appagante tra esseri umani, ciò che fa la differenza, anche con il cane, è il saper tenere altamente in considerazione l’unicità del nostro interlocutore. Più la “lettura” del cane, che abbiamo al nostro fianco, sarà fatta con passione e con serena obiettività, più la pratica della disciplina sarà sempre e comunque gratificante, al di là del risultato agonistico che ogni individuo o razza, con le proprie peculiarità, è in grado di fornire. Un cane ben preparato è un incomparabile compagno, prima ancora che un brillante agonista. E comunque le due caratteristiche possono convivere in perfetta armonia, giacchè il presupposto indispensabile per il raggiungimento del risultato è proprio un profondo rapporto, la cosiddetta fusione simbiotica. Il cane, così, non sarà mai considerato un mezzo per procacciarsi gratificazioni sportive; in tal modo il grave problema della selezione di soggetti iper specializzati cui, non di rado, si assiste, con conseguente diffusione di cani di fatto inadatti ad un’armonica convivenza, in relazione all’obedience, non si pone. I centri dove si pratica sono in rapida espansione, dunque non sarà difficile trovare assistenza per chi volesse avvicinarsi alla disciplina. Ed una buona assistenza può essere fornita solo da quell’istruttore che non promette una rapida, certa e brillante carriera sportiva, ma che focalizza la propria attenzione sull’”anima” del rapporto uomo-cane, richiedendo al conduttore l’umiltà e la pazienza necessarie, unici mezzi validi per poter finalmente condividere con estrema gioia anche il più piccolo miglioramento conseguito dal binomio.

Maurizio Romanoni

 

 

 

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